Il viaggio a Arzrum

10.00

Aleksandr S. Puškin

a cura di Aldo Ferrari

Il Caucaso non è stato solo l’ostacolo maggiore all’espansione imperiale della Russia, ma anche un luogo particolarmente significativo della sua storia culturale. Il fatto che l’ardua conquista del Caucaso avvenisse in epoca romantica fece di questa regione il primo e principale Oriente russo. Un Oriente domestico, interno, la cui presenza nell’immaginario russo, soprattutto letterario, è vastissima. L’opera di Aleksandr Puškin (1799-1837), centrale nella cultura russa, ha un’importanza fondamentale anche in questo ambito. Se il suo poema Il prigioniero del Caucaso (1820- 1821) ha fondato l’approccio romantico nei confronti del Caucaso, il successivo Viaggio a Arzrum (1835) ha impostato nei confronti di questa regione un rapporto più disincantato e realista, del tutto svincolato dagli stereotipi orientalisti. In questo particolare diario di viaggio il poeta ha fissato con tratto lieve e sicuro gli straordinari paesaggi del Caucaso e i caratteri salienti di alcuni dei suoi molti popoli: Circassi, Osseti, Georgiani, Armeni, Tatari (gli odierni Azeri) e Turchi. E questo in un momento decisivo della sua storia millenaria, quando la Russia affermava il suo dominio in sostituzione di quello secolare di Ottomani e Persiani. Il viaggio a Arzrum costituisce, in effetti, un’opera di fondamentale importanza nel rapporto della cultura russa con l’Asia e i suoi molteplici Orienti. Come è stato osservato, “la strada per Arzrum è la via che conduce il russo in Asia. Ci siamo abituati a vedere questa strada con gli occhi di Puškin”.

144 pagg.
(Universale Biblion; 5)

ISBN 978-88-961778-9-1