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La forza della coscienza. Storia di una persuasione: Claudio Baglietto e Aldo Capitini

10.00 9.50

di Pietro Polito

Filosofi della nonviolenza e uomini dotati di una forte coscienza individuale e di una grande consapevolezza del proprio obbligo morale, di intonazione kantiana, Claudio Baglietto (1908-1940) e Aldo Capitini (1899-1968) appartengono alla esigua schiera dei “persuasi”, di coloro che hanno saputo «dire “sì” al bene e dire “no” al male». L’intensificarsi del sodalizio culturale e spirituale tra i due, nato nel contesto della Scuola Normale Superiore di Pisa durante l’“era Gentile” e sviluppatosi in un legame di amicizia personale mai reciso, viene ricostruito attraverso le voci e le lettere dei protagonisti, con un’attenzione storico-politica e, al contempo, etica, finalizzata a cogliere le motivazioni profonde sottese al loro rifiuto. Un rifiuto messo in atto per rispondere a un’urgenza e a un imperativo morale e religioso, prima ancora che politico.
Le dure conseguenze umane e professionali derivanti dall’atto “eroico” di Baglietto, che decise di non fare ritorno in Italia per evitare il servizio militare, non solo rinunciando alla carriera accademica, ma anche esponendosi alle critiche degli amici e alla rottura con i familiari, e dalla scelta di Capitini, che rinunciò al proprio ruolo di Segretario della Normale pur di non iscriversi al partito fascista, scegliendo la via dell’esilio in patria, consentono di cogliere la dimensione più profondamente umana di due figure esemplari. Due uomini il cui comportamento dovrebbe, tuttora, guidare i singoli e la collettività nel trovare una risposta alla domanda “Che cosa fare oggi?”

Collana: BIM – Biblion International Monographs

pp. 96

ISBN: 978-88-33830-45-2

Disponibile anche in formato eBook.