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Gibilterra alla ricerca di un’identità tra i colori dello yanito

«I may be half-English pero this Christmas tengo mas gana de comerme un palomo que un pavo, in  case there is one too many. What oddity, me as Spanish! Con el trabajito que me ha costao to learn proper English»

Spagnolo o British english? Entrambi e, contemporaneamente, nessuno dei due! Un vero e proprio pastiche, che potrebbe apparire un semplice gioco linguistico, quasi una filastrocca dal ritmo allegro e che, in realtà, è uno stralcio di conversazione quotidiana tra marito e moglie, realmente registrato tra due abitanti di Gibilterra, scelto tra i numerosi esempi registrati e trascritti da Claudia Colantonio, che li pubblica ora nel nuovo volume della collana Universale Biblion:

La situazione linguistica a Gibilterra. Due casi studio a confronto

Una ricerca linguistica svolta principalmente sul campo, tra le strade e le città del suggestivo paesaggio gibilterrino, soffermandosi tra gli studenti delle scuole e la gente comune per indagare gli usi linguistici degli abitanti di Gibilterra, un piccolo territorio britannico aggrappato sulla punta meridionale della Penisola iberica e intrappolato nel mezzo di una contesa secolare mai risolta tra Spagna e Regno Unito. Le vicende storiche, il susseguirsi di popolazioni con differenti background culturali che si sono stabilite e stanziate nel corso dei secoli per inseguire interessi di matrice militare, commerciali o di affari, hanno lasciato in eredità, infatti, una straordinaria multiculturalità, una eterogeneità di tradizioni, storia e cultura che difficilmente può trovare riscontro altrove.

Non a caso, il monumento che si trova all’ingresso della piccola Penisola, dopo i controlli alla frontiera e dopo aver attraversato la pista dell’aeroporto, reca in sé la scritta Gibraltar – cradle of history, che ben descrive quel crogiuolo di popolazioni che si sono succedute nel corso dei secoli sul territorio fin dalle epoche più antiche, a cominciare dall’uomo di Neanderthal, dai Fenici, dai Romani, dai Mori.

Tale multiculturalità si riflette certamente nel repertorio linguistico gibilterrino, che mostra una fisionomia piuttosto variegata, ricostruita magistralmente, nel suo volume, da Claudia Colantonio.

Un vero e proprio mosaico di lingue variopinte, tutte frutto di commistioni molteplici e tutte percepite come diverse dagli stessi parlanti, che nella lingua tendono a ricercare una propria identità. A cominciare da un fenomeno linguistico unico, il cosiddetto yanito, una lingua che rappresenta il più estremo tra gli esiti della commistione tra i due codici linguistici maggioritari, lo spagnolo e l’inglese.

Uno studio linguistico, certamente, ma al contempo etnico e socioculturale, alla ricerca delle cause profonde dei fenomeni di incontro culturale. E anche, forse, un monito, a ricordare quanto la diversità e la multiculturalità siano fonte di colore contro il grigiore di un’esistenza piatta e monotona: una vera ricchezza per territori e popolazioni, da tutelare e salvaguardare.