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Andrea Caffi, Scritti scelti di un socialista libertario
a cura di Sara Spreafico, prefazione di Nicola Del Corno
190 pagine, 21 cm
Di Andrea Caffi ci ha lasciato quasi un trentennio fa un indelebile ricordo
Alberto Moravia col descriverlo come «un uomo romantico che ha avuto [ …]
degli ideali e al tempo stesso un’espressione delusa, ironica, amara e
lungimirante con la quale sembrava dire: c’era da aspettarselo»; mettendo
nel prosieguo in luce altre qualità come la profonda cultura, l’indomita
curiosità, causa ed effetto del suo lungo peregrinare per mezza Europa, il
netto rifiuto verso ogni forma di omologazione, la sostanziale freschezza
mantenuta nonostante il passare del tempo e le traversie della vita.
Il
ritratto si concludeva con la scoperta da parte dello scrittore romano delle
due anime caffiane: quella illuminista francese che lo portava a cercare di
spiegare il mondo partendo comunque sempre dal dubbio, e quella populista
russa che lo spingeva a solidarizzare con i ceti subalterni.
Il suo socialismo libertario parla di individui e società, di giustizia e
libertà, di laica fratellanza e umanità rigenerata, di storia e cultura, e
di altro ancora: ecco i buoni motivi per ripubblicare Caffi ai giorni
nostri, proprio nel momento in cui tornano alla ribalta abusate parole
d’ordine quali “Dio, patria e famiglia”.
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