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Dovendo scegliere un aggettivo per descrivere la poesia di Helen Jacobs, la scelta non può non cadere su “ordinary” – ordinaria, comune, normale. Ce lo dice apertamente l’autrice, del resto, in una delle poesie di questo libro, “Flying”: «I am being ordinary». Qualsiasi dizionario etimologico definisce ordinario ciò che sta all’ordine delle cose, che si fa regolarmente, che avviene di solito – definizioni rassicuranti, soprattutto in momento come quello attuale in cui anche le cose più “normali” sono diventate difficili da raggiungere, persino da evitare. In italiano, però, questo aggettivo ha (o ha assunto in tempi recenti) una connotazione talvolta negativa. Helen Jacobs è qui a testimoniare il contrario. Con le sue parole mostra come dall’ordinario nessuno di noi possa prescindere, come sia necessario mettere a fuoco il reale ordinario con uno sguardo, quello sì, stra-ordinario. È la parola, infatti, la chiave per compiere questo processo. È la parola il mezzo con cui osare avvicinarsi al sole («I am flying on a word/ to meet the sun», dice sempre in “Flying”): ovvero a una chiarità che possa illuminare di senso la nostra comune esistenza. È quell’abitudine a scrivere invocata fin dal titolo. (dalla Nota dei traduttori, di Antiniska Pozzi e Marco Sonzogni)

Helen Jacobs (pseudonimo di Elaine Jakobsson) è nata nel 1929 a Pātea, nell’Isola del Nord della Nuova Zelanda. È autrice di otto raccolte poetiche di cui A Habit of Writing (Wellington, The Cuba Press, 2020) è l’ultima. Le sue poesie sono apparse in numerose riviste e antologie nazionali e internazionali e da tanti anni è membro del Canterbury Poets Collective. Vive a Christchurch, nell’Isola del Sud della Nuova Zelanda, e mantiene l’abitudine a scrivere.

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