Carrello

“Nello spazio è chiara la dispersione, l’impolverimento: quel poco che resta nella terra conferma ogni monito riguardo all’inconsistenza individuale; ma nessuno sa dire cosa rimarrà inciso di noi sull’asse del tempo”.

Muster è un personaggio che non si sa se deridere o se ammettere in un ristretto cenacolo di saggi: vive da re malandrino in un rissoso paese alle porte di Milano, avvia una traballante carriera da matematico e grandeggia sui coetanei per un talento spettacolare nel campo delle brutte figure. La sua “fantastica” ma complicata giovinezza trascorre a fianco di Mirella, la ragazza dai molti talenti e dai molti no con cui stabilirà un infinito legame di affetti.
Con questo romanzo l’autore chiude la cosiddetta Trilogia parallela, inaugurata nel 1996 con Com’è grande la città e proseguita nel 2003 con Carùga blues. Nell’arco degli anni luoghi e ambienti sono gli stessi, variano e talvolta di poco i protagonisti, mentre le vicende ritornano e si sovrappongono con esiti imprevedibili. Un tragico sgangherato universo raccontato con realismo puntiglioso, magari un po’ grasso, e nel nome di una diversa serialità.

Bruno Pischedda, saggista e narratore. Insegna Letteratura italiana contemporanea all’Università degli studi di Milano, collabora da anni all’inserto libri del “Sole 24 Ore”. Nel 2017 ha vinto il Premio Viareggio con il volume L’idioma molesto. Cecchi e la letteratura novecentesca a sfondo razziale, mentre con Satta, il capolavoro infinito, dedicato al romanzo Il giorno del giudizio, ha ottenuto nel 2022 il Premio letterario Forum Traiani. Ha esordito nella narrativa con Com’è grande la città, selezionato per il Premio Strega nel 1997.

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