Nuova uscita nella collana “Universale Biblion”: Così fragoroso a me stesso, di Dylan Thomas, traduzione e cura di Leonardo Guzzo, con testo originale a fronte.
And death shall have no dominion.
Dead men naked they shall be one
With the man in the wind and the west moon;
When their bones are picked clean and the clean bones gone,
They shall have stars at elbow and foot;
Though they go mad they shall be sane,
Though they sink through the sea they shall rise again;
Though lovers be lost love shall not;
And death shall have no dominion.
E la morte non avrà dominio.
I morti nudi saranno una cosa
con l’uomo del vento e la luna d’occidente;
quando le ossa saranno spolpate e i torsi svaniti,
avranno stelle ai gomiti e giù ai piedi;
se anche impazziranno saranno sani
e benché affondino nel mare risorgeranno;
se anche gli amanti si perdono, l’amore sarà salvo
e la morte non avrà dominio.
da And Death Shall Have No Dominion / E la morte non avrà dominio
Dylan Thomas è uno dei poeti più amati e iconici del XX secolo. Nato nel 1914 a Swansea, in Galles, elabora fin da giovanissimo un immaginario singolare che unisce la religione al folklore e al paesaggio gallese. A 11 anni pubblica la prima poesia su una rivista studentesca; a nemmeno vent’anni ha già pubblicato, su vari giornali gallesi, alcune delle poesie che lo renderanno famoso. Nel 1934 dà alle stampe la raccolta 18 Poems; nel 1936 è la volta della silloge 25 Poems, molto apprezzata dalla critica, che gli spalanca le porte dell’America. Nel 1936 conosce a Londra la ballerina Caitlin McNamara e la sposa nel 1937. In quindici anni di relazione inquieta, segnata dall’alcolismo di entrambi, avranno tre figli. Nel 1939 Thomas pubblica il prosimetro The Map of Love e l’anno seguente la raccolta di racconti Portrait of the Artist as a Young Dog. Collabora con la BBC e con la Strand Film Company, legata al Ministero dell’Interno, evitando il servizio militare. Nel 1946 dà alle stampe la silloge Death and Entrances; visita l’Italia, Praga e l’Iran, ma elegge a suo buen retiro il villaggio di Laugharne, in Galles. Nel 1950 tiene una tournée di recital negli Stati Uniti. Ci tornerà nel 1952, nella primavera del 1953 e poi in autunno, dopo aver ultimato il dramma Under Milk Wood. A New York le sue già precarie condizioni di salute si aggravano e il 9 novembre muore per un collasso respiratorio, ad appena 39 anni.
Leonardo Guzzo (Napoli, 1979) è scrittore e giornalista. Dopo gli studi classici, si è laureato in Scienze politiche alla LUISS di Roma nel 2002. Scrive per “Il Mattino” di Napoli, “L’Osservatore Romano” e la rivista “50&più”. Collabora con la rivista letteraria “Nuovi Argomenti” e col “Journal of Italian Translation” della City University di New York. Ha pubblicato le raccolte di racconti Le radici del mare (Pequod, 2015) e Terre emerse (Pequod, 2019), seguite dal romanzo Beco (Pequod, 2021) in cui canta tra realtà e invenzione, in una chiave insieme epica e intimistica, la vita e il mito del campione di Formula Uno Ayrton Senna. Col titolo di Veloz como o vento (Maquinaria Editorial, 2024) il libro è stato pubblicato anche in Brasile. Ha tradotto in italiano Eneide Libro VI (Il Ponte del Sale, 2018), Field Work (Biblion, 2020) e Speranza e storia (Il Convivio, 2022) del premio Nobel irlandese Seamus Heaney, Due scritti (Archinto, 2021) del poeta anglo-americano W. H. Auden e La gente e altre seccature (Einaudi, 2023) della poetessa americana Judith Viorst.
