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«Lo strato di nubi, quasi sempre compatto, era stato sfondato da un immane terremoto celeste e da ogni parte appariva l’azzurro. Come è bello il sereno! Il cielo era tutta una fuga di nuvole fumose e nere e basse, mentre, più in alto, banchi di nuvole bassissime, compatte e ferme, contemplavano il sole. Tutt’intorno le cose sorridevano sprigionando i loro tenuissimi colori. Io uscii a godermi, pur nel vento freddo, la carezza del sole e lo spettacolo del cielo azzurro e delle cose mestamente sorridenti intorno a me».

Giuseppe Schiaffonati, Stammlager 366 a Siedlce, 29 novembre 1943

Nuova uscita nella collana “Saggi Biblion”: Diario della mia prigionia, di Giuseppe Schiaffonati.

Il Diario della mia prigionia di Giuseppe Schiaffonati fornisce una testimonianza postuma, che si aggiunge ai molti documenti e testi di memorie scritti durante la detenzione da parte dei tanti protagonisti. Una vicenda non ancora adeguatamente considerata per il contributo alla guerra di Liberazione di quei prigionieri che resistettero in condizioni drammatiche e a rischio della vita.

Il Diario della mia prigionia ripercorre diversi momenti di quell’esperienza, facendo leva sulla capacità esistenziale in risposta alla degradante condizione di recluso, non tutelato da alcuna convenzione internazionale; come fu nel caso degli Internati Militari Italiani. Un contributo utile per comprendere vicende storiche non ancora consegnate ai posteri nella loro giusta e completa dimensione. Ma non solo: rimane sempre alta l’attenzione, in uno scritto ineccepibile, per le miserie di quei luoghi osservate nell’ottica di una profonda e vissuta pietà cristiana. Che consente, nel buio del lager, d’intravvedere spiragli di serenità e di speranza.

Giuseppe Schiaffonati (Pianello Val Tidone, 29 settembre 1910 ‒ Milano, 21 agosto 1991), Ufficiale degli Alpini di stanza sull’isola di Rodi nel Dodecaneso, dopo l’8 settembre 1943 viene catturato e deportato nei campi di concentramento tedeschi, con gli altri Internati Militari Italiani. Dal rifiuto di ogni collaborazione consegue una lunga detenzione in tre lager, Siedlce, Sandbostel e Wietzendorf. Liberato dagli Inglesi, il 5 settembre del 1945 viene rimpatriato. Numerosi sono gli scritti da lui lasciati: saggi e commenti critici, memorie, appunti, narrazioni e versi.