Nuova uscita nella collana “Architettura e Urbanistica” di Biblion Edizioni: I microtoponimi di Cornate, Porto e Colnago. Nomi di luogo che cantano una storia antica, di Cristian Bonomi, prefazione di Ignazio Ravasi, pubblicato in coedizione con il Parco Adda Nord.
Quali sono gli spazi della memoria? Non solo i luoghi chiusi dell’archivio e della biblioteca, ma anche luoghi aperti: vie, sentieri, campi coltivati i cui nomi, detti “microtoponimi”, attraversano i secoli e cantano una storia antica. Da pergamene e atti notarili ritroviamo questi nomi, segnandoli in mappa, sul territorio di Cornate d’Adda con Colnago, Porto d’Adda e Villa Paradiso. Per citare pochi di molti casi: Baialupo, Balino, Bertolino, Comola, Fuina, Olda, Pozzo pagano, Pizzorigio, Re, Rile, Ruschetta, San Quirico (poi Cèrech), Spinone, Toccaferro, Valestra. Così indimenticabili per la quotidianità rurale e oggi dimenticati, battesimi simili riconsegnano la nostra campagna alla dignità del nome: ecco, le terre coltivate di una città non sono periferie anonime ma luoghi di premuroso ricordo. Promossa dal Parco Adda Nord e orientata dall’archeologo Andrea Breda, quest’indagine storico-archivistica è dunque un esercizio di pubblica memoria, che l’archivista Cristian Bonomi assolve con metodo “a tenaglia”. Da un lato, documenta i microtoponimi cornatesi negli atti notarili ed ecclesiastici fin dal XIV secolo; dall’altro, posiziona questi microtoponimi nelle mappe dei catasti ottocenteschi. Offre così un segnavia possibile tra antiche pergamene e prospettive archeologiche.
Laurea in Scienze filosofiche e diploma di Archivistica, Paleografia e Diplomatica: Cristian Bonomi (1983) si occupa di ricerca d’archivio, genealogie e storia d’impresa nel Nord Italia (www.ioprimadime.com). È referente scientifico dell’Ecomuseo Adda di Leonardo e curatore, con Florinda Cambria, dell’Archivio Carlo Sini. Con articoli, libri e pubbliche conferenze, ambisce a trasformare documenti e tradizioni in memorie future. Ha pubblicato su temi diversi: biografia, storia locale e archeologia industriale, studiando soprattutto le centrali idroelettriche dei fiumi Adda, Cordevole e Piave.
