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«Torno a casa a piedi. Roma è rumorosa e animata. Pare che tutta questa gente goda intanto la leggerezza di non sentirsi un governo addosso. Dopo la dittatura questo è un periodo di svezzamento autoritario che ha forse una ragione d’essere. Ma non mi paiono tempi da troppo lunghe vacanze questi. La dittatura è finita, la democrazia è proclamata ma non attuata. Il contatto fra governo e popolo non esiste. L’occupazione alleata fa da coesivo provvisorio. Ma sotto l’ingessatura i tessuti si infiacchiscono. […] Chi darà la sveglia? Da qualunque parte venga, sarà una frustata salutare. Bisogna rompere questo stato di stupore. Questa è l’Italia che Mussolini ha allevato, diseducato, degradato per buttarla poi impreparata a tutto nella rovina. Rientro a casa e mi conforto fra Elena e figli. Silvia dorme tranquilla. La balia se la guarda amorosamente tutta presa dal suo umile dovere. Questo popolo buono e generoso si risolleverà per le sue vecchie virtù, per quel tanto di ingenuità che si è salvato nei piccoli, nei modesti, negli umili come questa donna intelligente e devota. Essi non sanno che sono il meglio della nazione. Guardano a noi «politici» come a dei potenti e non sanno che noi siamo più fiacchi e disarmati di loro».

dal Diario di Nicolò Carandini, 26 marzo 1945

Biblion Edizioni, in collaborazione con Fondazione Critica Liberale, pubblica Nicolò Carandini ed Elena Albertini. L’Italia migliore, a cura di Riccardo Mastrorillo.

Elena Albertini (Milano, 21 marzo 1902) e Nicolò Carandini (Como, 6 dicembre 1895) si sposarono nel 1926. Non si può scindere la figura di Nicolò dalla figura di Elena. Provenivano entrambi da famiglie benestanti con adeguata apertura culturale e spirito europeo. Entrambi i padri della coppia resisteranno al fascismo con qualche conseguenza nella loro vita. Nei diari di Elena si possono trovare le sue considerazioni, i suoi appunti e il suo pensiero che esprime appieno e, molto più specificatamente, l’idea politica e sociale della coppia Elena-Nicolò. Elena era l’ascoltata consigliera e soprattutto la colonna portante dell’impegno indefesso di Nicolò. Con il metro di oggi potremmo dire che Elena si sacrificò per Nicolò: la verità è che entrambi hanno dedicato tutta la loro vita a tentare di rendere migliore il nostro Paese: hanno rappresentato quell’Italia migliore, così minoritaria e così inascoltata, che avrebbe potuto generosamente rendere l’Italia una Nazione, quantomeno, normale.

Riccardo Mastrorillo, nato a Roma il 26 marzo 1969, è stato dirigente della Gioventù Liberale, amministratore di società, presidente della Federazione di Roma e dirigente nazionale dei Verdi, e poi di Sinistra Ecologia Libertà. Eco-liberale, sogna la nascita di una sinistra moderna, ecologista e liberale. Si occupa di sistemi e procedure elettorali, temi istituzionali e organizzazione per Alleanza Verdi e Sinistra. Direttore editoriale della Fondazione Critica Liberale, studioso del liberalismo classico, utilizza gli scritti di Benedetto Croce e di Luigi Einaudi come filtri per analizzare l’attualità. Teorico di una metafisica dell’empirico di ispirazione crociana, nonostante sia da sempre frequentatore della “Casta” e dei “Palazzi”, è convinto di essere rimasto sano.