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Se una guida alla Rubiconia è impensabile, meglio concepire questo libro come istruzioni per l’uso di un mito; mentre l’alfabeto si propone come l’argine del fiume che non ha foce e non se ne può seguire la corrente, né risalirlo. Questa è la differenza del Rubicone di Gridelli, rispetto al Danubio eponimo di Magris e del Po di Celati, entrambi pubblicati negli anni Ottanta (1986 il primo, 1989, Verso la foce). Che, praticamente non esistendo, il Rubicone costringe l’autore a un percorso non lineare in quanto congetturale. I dubbi e le dispute sull’esatta geografia del Rubicone, in un territorio di acqua e terra, certamente trasformato da mutamenti morfologici e antropici determinanti nel renderlo diverso dalla sua antica natura di confine di Roma, suscitano un’ermeneutica appassionata e pressoché interminabile nel suo movimento dal tutto alle parti e dalle parti al tutto, dove il tutto è la Romagna […]. Il Rubicone è il fiume perduto nell’immaginario, il fantasma, dal punto di vista psicanalitico, di un limite assoluto, quello varcato da Cesare, ma divenuto tanto immateriale da perturbare l’icona della “Romagna solatìa” eternamente famigliare perché ambivalente.


dalla Prefazione di Alessandro Scarsella


Nella sua più recente opera Fulvio Gridelli si occupa di un evento che cambiò le sorti del mondo: Giulio Cesare che varca il Rubicone pronunciando la fatidica frase “Alea iacta est”. L’autore non solo esplora le fonti più significative in merito all’attraversamento del fiume da parte del grande condottiero romano, ma si colloca anche, con un approccio inedito, nel dibattito critico che da svariati secoli tenta ancora di identificare quale sia il vero Rubicone e il punto esatto in cui passò Cesare. Il volume non è di facile inquadramento, sfugge letteralmente a ogni rigida classificazione. Si tratta di un prosimetro, e prima ancora un dizionario, e al contempo un libro di ricerca storica e geografica, di critica letteraria, di divulgazione culturale, nonché di curiosità culinarie e di spunti folclorici e dialettali, ma anche un testo a carattere biografico e una silloge poetica. Com’è possibile un tale connubio? Il lettore è invitato a scoprirlo, percorrendo un viaggio attraverso le parole del Rubicone.

Fulvio Gridelli è nato a Rimini e vive a San Mauro Pascoli. È docente di lettere nei gradi di istruzione superiore e presso l’Università della Terza età di Rimini, dove si è occupato di temi come il viaggio nella letteratura, la Grande Guerra, la poesia cosmica pascoliana, D’Annunzio e Fiume. Ha dato alle stampe diversi scritti, fra i quali si ricordano Inediti (“L’Ortica”, a. 25, luglio-settembre, n. 8, 2011); Due lettori d’eccezione (“La Pie”, a. XXXII, maggio-giugno, n. 3, 2013); La Romagna nell’opera di Alfredo Panzini (“Otto/Novecento”, n. 2/2014); Dalla terra alla tavola (“Graphie”, settembre 2015); A un maggiore sul fronte del Carso e L’ora di guerra (“Graphie”, A. XVII, n. 73, 2015); Giulio Turci il prodigio oscuro (“La Pie”, n. 6, novembre-dicembre 2017). Tra il 2016 e il 2018 per l’Accademia Panziniana ha curato la raccolta di racconti I primi sessant’anni di vita del Comune di Bellaria Igea Marina e la ristampa de Il padrone sono me!, uno dei romanzi più celebri di Alfredo Panzini. È poeta sia in lingua che in dialetto. In volume ha pubblicato: E’ chènt de’ suldè (Carta Bianca, 2015); Aristeia (Il Vicolo, Cesena, 2016); Giovanni Pascoli: antologia cosmica e del mistero impenetrabile (Pazzini, 2020). Ha tradotto dall’inglese La ballata del vecchio marinaio di S. T. Coleridge (Il Vicolo, Cesena, 2016).

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