“Quest’arco, che da distante non sembrava modellato dalla natura, senza nemmeno potersi dire artificiale, era come la forma persa di un calco scultoreo, a volerlo guardare da una prospettiva umana, o di un’impressione fossile, come la traccia in negativo di una conchiglia, a voler cedere alla tentazione di crederlo naturale”.
Una diga in costruzione tra le ombre della foresta tropicale, un piccolo mondo di interessi e aspirazioni, che rivela incoerenze e ambiguità sul piano umano, sociale, politico. Su questo sfondo si snoda il percorso professionale e interiore di Guido, giovane ingegnere alle prese con scelte e riflessioni complesse intorno alla morale, l’ambiente, i processi migratori, il rapporto tra innovazione tecnica e culture locali, tra economia globalizzata e ricerca di possibili alternative. L’esperienza segna in modo irreversibile l’esistenza del giovane che, dopo il ritorno a casa, appare sensibilmente mutato. La sua visione del mondo è incrinata da drammatici dubbi sulla vita e sul progresso umano. La diga, che con la sua immagine grandiosa, minacciosa e affascinante aveva accompagnato lo svolgersi degli eventi, diventa lontana e sfocata, inserto artificiale di cemento nel rigoglio vitale della foresta incontaminata. Metafora multiforme e contraddittoria, assurge alla dimensione del mito, fino a scomparire lentamente nella nebbia di una memoria che sempre meno è in grado di distinguere la realtà dal sogno.
Giulio Conti è nato e ha compiuto i suoi studi universitari a Roma. Ha svolto ricerche accademiche a Buenos Aires e a Parigi. Parallelamente ha ricevuto una formazione in campo pittorico e grafico, esponendo le sue opere in varie sedi. Da anni vive a Parigi dove esercita la professione di architetto e continua a coltivare interessi artistici e letterari. La forma persa è il suo primo romanzo.
