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Abito qui, di Sophia Los, con un testo di Franco La Cecla e traduzione in inglese, inaugura una nuova collana di Biblion Edizioni, “Paesaggi immaginati”.

L’autrice afferma:

Ogni essere vivente abita, è il suo modo di essere al mondo, necessariamente contestualizzato in un habitat e inevitabilmente come parte di un ecosistema. Architettura come un abito a grande scala, confezionato attorno all’esperienza di un essere vivente.
L’architettura genera i luoghi delle nostre esperienze, ne è complice, ha un carattere intrinsecamente relazionale.
La vita al centro. Mettere a soggetto il vivente, attorno al quale si dispone un riparo, capovolge senso dell’architettura e processo progettuale, rende implicito e naturale costruire in modo ecocompatibile e attiva nuove soluzioni. Su questo presupposto prendono forma i progetti in una conversazione continua tra ciò che è vivo, e cresce, e quanto viene costruito. Crescita e costruzione sono le due polarità fra le quali si pone il progetto.
Aprile è scelto come metafora di un futuro possibile, la fioritura di primavera, prefigurata e vitale oltre l’inverno che regna nell’immaginario di questo tempo che mi pare troppo spesso descritto come un inverno senza fine.
I disegni sono l’esito e la sintesi di una ricerca che mi accompagna fin dall’adolescenza e che si offre a un pubblico specializzato e generico per stimolare e provocare riflessioni, domande, conversazioni su temi esistenziali. Ho scelto qualche anno fa il linguaggio figurativo, poetico e ironico in alternativa al più diffuso atteggiamento minaccioso, normativo e catastrofico, senza rinunciare al contenuto, ma spingendolo oltre, grazie alla leggerezza della forma e della simbologia che consente di insinuarsi in territori insidiosi e presidiati da resistenze e da pregiudizi.

Every living being inhabits, it is their way of being in the world, necessarily contextualised within a habitat and inevitably part of an ecosystem. Architecture is like a large-scale dress: a tailor-made suit shaped around the experience of a living being.
Architecture generates the places where all our experiences unfold. It is complicit, intrinsically relational by nature.
Life at the centre. When projects revolve around life, and architecture surrounds it like a shelter, the meaning of architecture, and of the design process itself, is reversed. Building in an environmentally friendly way becomes implicit and natural, opening the door to new solutions. Form this premise projects take form: they are all variations on the same theme, a continuous dialogue between living, growing bodies and the built environment. What is alive and what is built become the two poles between which the project takes shape, in ongoing conversation.
April is chosen as a metaphor for a possible future, the blooming of spring, vital and already prefigured beyond the winter that dominates the collective imagination of our time, a time too often described as an endless winter.
The drawings are the result and synthesis of a long-standing research that has accompanied me since adolescence. They are offered to both specialised and general audiences as a way to stimulate and provoke reflection, questions, and conversations on existential themes. A few years ago, I chose a figurative, poetic, and ironic language as an alternative to the more common threatening, normative, and catastrophic attitude, not by giving up content, but by pushing it further. Through the lightness of form and of symbolism, we can infiltrate complex, resistant, and often prejudiced territories.

Sophia Los (Venezia, 1967) architetto, paesaggista, autrice, propone un approccio al progetto sartoriale e naturalmente ecosostenibile, ispirazione ed esito di continua ricerca e riflessione sul ruolo dell’architettura e sul processo progettuale, al centro del quale pone sempre il vivente. Fonda, nel 2003, sotto il nome SOL, una struttura agile per accogliere competenze multidisciplinari in Italia e all’estero. Accanto alla progettazione architettonica, numerose le attività di direzione artistica e scientifica legate alla cultura dell’abitare, tramite eventi, convegni, allestimenti, comunicazione inclusiva, attività didattica e formativa. Anche Bi-tango, il laboratorio di Tango argentino fondato con Stefano Gambarotto nel 2008, appartiene a questa ricerca: si tratta di conversazioni tra corpi nello spazio. Si forma nello studio Synergia progetti ‒ Sergio Los e Natasha F. Pulitzer dove collabora attivamente all’attività progettuale e di ricerca per 15 anni. Nel 2012 ha pubblicato, con List, il libro Una vita in tandem. Ecologia come sentimento (2a edizione 2014). Essere la terza generazione di architettura in famiglia ‒ padre, madre, nonno materno ‒ ha donato un patrimonio culturale prezioso e la consapevole responsabilità non solo di custodirlo, ma di coltivarlo: quasi fosse un bosco che continua a germogliare, una ricerca vitale che si rinnova con nuovi fiori e frutti.

www.studiosol.it

Sophia Los (Venice, 1967), architect, landscape designer, and author, advocates a tailor-made, naturally eco-sustainable approach. Her work is both inspired by and the result of continuous research and reflection on the role of architecture and the design process, always placing the living being at its centre. In 2003, she founded SOL, an agile multidisciplinary practice operating in Italy and abroad, designed to accommodate a broad range of expertise. Beyond architectural design, Sophia leads numerous artistic and scientific activities connected to the culture of living, including events, conferences, exhibitions, inclusive communication, educational and training programmes. Also Bi-tango, the Argentine Tango workshop she co-founded with Stefano Gambarotto in 2008, is an integral part of this research, where she explores the dialogue between bodies and space. Sophia trained at Synergia Progetti – Sergio Los and Natasha F. Pulitzer, where she collaborates both on projects and research work for 15 years. In 2012 she published Una vita in tandem. Ecologia come sentimento (A Life in Tandem: Ecology as Feeling) with List (2nd edition 2014). As a third-generation architect ‒ after her father, mother, and grandfather on her mother’s side ‒ Sophia has inherited a rich cultural legacy, alongside a conscious responsibility not only to preserve it but to nurture it. She sees this heritage as a forest that continues to grow, a living research that blossoms with new flowers and fruits.

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